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Roma, Giugno 1961
Gianfranco Zigoni,
uno dei talenti calcistici più limpidi
che l'Italia abbia avuto modo di
ammirare in quegli anni (265 partite e
63 gol in A con Juventus, Genoa, Roma,
Verona, 1 presenza in Nazionale),
affronta coi giallorossi il Santos di
Pelè.
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Nato a
Oderzo (Treviso) il 25 novembre 1944,
Gianfranco è il classico trascinatore delle
folle, quello che tutti vorrebbero sempre in
formazione, quello che non dovrebbe uscire
mai.
Appartiene a una categoria rara: quella dei
giocatori capaci di cambiare l'esito di una
partita con una giocata, con un lampo di
genio.
A
Verona tutti si ricordano ancora di quando,
nel corso di un Verona-Vicenza, amichevole
di fine stagione (con
Vendrame
dall'altra parte: che partita!), si destò dal suo torpore
endemico, saltò in dribbling 4r avversari e
infilò il pallone all'incrocio dei pali,
salvo poi andare dritto negli spogliatoi, a
20 minuti dalla fine della gara. Risultato?
Gli ultimi 20 minuti si giocano in un
silenzio assoluto, perchè il pubblico ha
abbandonato letteralmente lo stadio quando
il suo idolo ha deciso di uscire dal terreno
di gioco.
E lui
ricambia l'affetto scaligero: "Sognavo di
morire sul campo, con la maglia del Verona
addosso. M’immaginavo i titoloni dei
giornali e la raccolta di firme per cambiare
il nome allo stadio: non più Bentegodi, ma
Gianfranco Zigoni. La radio avrebbe
gracchiato: ‘Scusa Ameri, interveniamo dallo
Zigoni di Verona...’"
Zigo e
le bravate: per cercare di sconfiggere la
noia dei ritiri, si divertiva a sparare ai
lampioni con la sua colt 45; e spaccò la
gamba ad un guardalinee che aveva osato
rivolgergli una parola di rimprovero
Gianfranco non ha peli sulla lingua: negli
anni '70 paga con 6 giornate di squalifica e
30 milioni (!) di multa il suo "cortese"
invito, rivolto ad un guardalinee, su dove
avesse potuto infilare la sua bandierina...
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L'autostima non gli manca di certo: è
convinto di essere
il più grande calciatore del mondo e forse
non è poi così pazzo: dopo un Genoa-Mil an
3-1 (tripletta di Zigoni) degli anni
Sessanta, Trapattoni dichiara "Ragazzi, Zigoni
è
meglio di O Rei". Anche Santamaria,
leggendario difensore del Real, ha le idee
chiare in proposito: dopo una sfida
Juve-Real Madrid, nella quale era impazzito
cercando di star dietro al nostro, si era
rivolto così a Sivori: ‘Sto chico è migliore
del negro’
Zigo
attende quell'afosa notte romana di mezza
estate come il giorno della verità:
finalmente avrà di fronte Pelè, finalmente
tutto il mondo scoprirà chi è il più forte
tra loro due.
Poi
arriva l’amichevole col Santos, Zigoni vede
Pelé dal vivo e gli prende un colpo. Vede
dal vivo le Perla Nera, il giocatore
che ha fatto fermare una guerra, e cade in
depressione, si immalinconisce e comincia a
pensare che a fine partita annuncerà in
mondovisione il suo ritiro dal calcio!
Si
prepara la dichiarazione in terza persona:
‘Zigoni lascia l’attività, non sopporta che
sul pianeta ci sia qualcuno più forte di lui’, quando a un certo punto accade
l'imprevisto, l'episodio che sconvolge la
sua decisione irreversibile.
A un
certo punto il Santos beneficia di un
rigore, Pelé va sul dischetto e Ginulfi il
portiere di quella Roma, para. "Allora è
umano", penso " e così resto giocatore"
(liberamente
tratto dall’intervista di Sebastiano
Vernazza
su “La Gazzetta dello Sport” del 25 ottobre
2002 e da
"Dio Zigo pensaci tu" - G. Zigoni)
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