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Padova, 1976
Ezio Vendrame,
"il Mario Kempes italiano", ormai a fine
carriera (Udinese, Siena, Spal, Vicenza,Napoli e
tante altre squadre) affronta col
Padova, di cui è capitano, la
lanciatissima Udinese, in procinto di
salire in serie B.
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Ezio è un friulano DOC: è nato il 21
Novembre 1947 a Casarsa della Delizia, in
provincia di Udine, e quelli dell'Appiani
sono gli ultimi anni di una carriera fatta
di vittorie clamorose con squadre di
provincia e di aneddoti al limite
dell'inverosimile, di giocate paradisiache e
clamorose giornate storte, di una vita
condotta sempre al limite.
Fantasista, imprevedibile, mai banale, aveva
tutto quello che serve ad un calciatore per
far impazzire i tifosi: tecnica sopraffina,
sfacciataggine, genio, sregolatezza. Di lui
si diceva che se avesse avuto più raziocinio
sarebbe diventato il nuovo Sivori. O forse
sarebbe stato uno dei tanti automi con le
scarpe bullonate di oggi...
È lui l'uomo
capace di fare un tunnel a San Siro a Gianni rivera, salvo poi scusarsi sinceramente
perchè Gianni era troppo grande.
E' lui che salta a piedi uniti sul pallone,
a centrocampo, e scruta l'orizzonte ponendo
la mano "a taglio" contro la fronte, per
dare un' occhiata al piazzamento dei
compagni.
È lui sempre negli anni di Padova,
quello che, a conoscenza di un accordo per
il pareggio, decide di riscaldare gli animi
puntando verso la sua porta.
"Dal centro del campo, feci dietro front e
puntai verso la nostra area. Qualche
compagno, ripresosi dallo spavento, mi si
fece incontro ma io lo dribblai, fino a
trovarmi a tu per tu con il nostro portiere.
Solo a quel punto, e dopo aver fintato il
tiro, stoppai invece il pallone con la
pianta del piede. Ricordo il sospiro come di
sollievo di tutto lo stadio". Peccato che un
tifoso muoia d'infarto.
È lui che nel 1969, ai tempi del Siena,
quando prendeva 300.000 lire al mese di
stipendio, in un gelido inverno decide di
spenderne 70.000 per comprare un montone. Ma
poi esce, passeggia per il Corso e uno
zingaro di 12 anni gli si fa incontro; ha un
paio di scarpe rotte e un maglione girocollo
sbrindellato. E ha freddo. Allora Ezio gli
dà il suo cappotto. “Non avevo più freddo,
perché il marchio ve l’avevo messo io!”.
È lui
che
denuncia, tra i primi, la pericolosa pratica
del doping.
"Roma-Vicenza. Dovevamo salvarci, ci serviva
un punto. Tre ore prima della gara il medico
ci somministrò una particola. Ce la mise in
bocca come se fosse stato un sacerdote alle
prese con le ostie. Al riscaldamento eravamo
imbambolati, in campo avevamo sonno. Per
fortuna la Roma sembrava nelle stesse
condizioni e la partita finì 0-0. La sera
rientrammo in albergo e a una certa ora
della notte ci ritrovammo tutti a correre
nei corridoi. Avevo la bava alla bocca e una
strana agitazione dentro."
È lui che scorge un amico, il poeta
livornese Piero Ciampi, sugli spalti di uno
stadio e esce dal campo per andarlo a
salutare, fregandosene della partita.
È lui che nel 1973, ai tempi di Vicenza, in
una partita col Blackpool valevole per il
“Trofeo Anglo-Italiano”, si sente ispirato
al punto di ridicolizzare sistematicamente
il suo marcatore, tale Wilkins. Lo
sfortunato prova a vendicarsi a suon di
falli e il buon Ezio, a pochi minuti dalla
fine, esasperato, entra giù duro a sua
volta. Wilkins va su tutte le furie, non
accetta le scuse di Ezio, e lui allora cosa
fa? Lo manda a quel paese? Ma no... Ezio lo
abbraccia e all’improvviso gli stampa un
bacio in bocca “in profondità, fino a
visitargli le tonsille”.
È lui che racconta con allegria le sue mille
avventure di sesso e amore, di sentimento e
perversione. "Quante donne ho portato a
letto? Centinaia, ma le ho amate una per
una. Non ho mai fatto l’amore senza
sentimento"
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Dicevamo di quella domenica e dell'Udinese:
nel corso della settimana i friulani
contattano Vendrame per "comprare" una sua
prestazione negativa: ben 7 milioni! Una
cifra ancor più significativa se confrontata
col premio partita del Padova: 22.000 lire a
punto... E se l'Udinese vince la promozione
in serie B è praticamente cosa fatta.
Ezio accetta: dopotutto deve semplicemente
giocare male, non fare autogol o
qualcos'altro, e 7 milioni sono sempre 7
milioni.
Ma gli rompe tradire i suoi tifosi, la
società, l'allenatore Pin e, sopratutto, se
stesso, i suoi principi.
Ma la domenica accade qualcosa che gli fa
cambiare idea: all'entrata in campo i tifosi
bianconeri, in netta maggioranza quel giorno
all'Appiani, lo accolgono con una marea di
insulti.
I suo i
conterranei lo insultano: è un'onta che Ezio
deve lavare subito, nell'unico modo che
conosce: a suon di gol.
'Fanculo ai 7 milioni: la vendetta migliore
è quella di condannare i friulani a un altro
anno di serie C.
Ezio gioca semplicemente da dio: trascina il
Padova alla vittoria segnando due gol, il
secondo dei quali merita di essere
raccontato.
Calcio d'angolo per il Padova: Vendrame va
verso la bandierina, si soffia il naso con
la stessa ("Vi pare bello vedere quei
giocatori che si puliscono il naso con le
mani? Ero lì per battere un calcio d'angolo,
e mi sembrò più fine, se vuoi anche più
educativo, usare la bandierina a mo' di
fazzoletto..."), quindi indica a tutto lo
stadio dove manderà a finire la palla. E la
palla termina lì dove aveva detto lui: in
fondo al sacco... E l'Udinese al termine del
campionato non viene promossa.
L'anno successivo Vendrame è all'Audace San
Michele, sempre in serie C, e incontra
l'Udinese per due volte in campionato. Dalle
tribune i bianconeri fanno piovere sulla sua
testa solo applausi.
E l'Udinese approda in serie B....
(liberamente tratto da "Se mi mandi in
tribuna, godo" -
E. Vendrame)
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